Il DL n.59/16 ha inciso non poco anche sulle aste giudiziarie. Nello specifico viene previsto che il tribunale può disporre massimo tre esperimenti di vendita, ognuno con un ribasso di un 1/4 rispetto al precedente prezzo. Qualora tutti dovessero andare deserti, il magistrato potrà disporre una quarta asta che quindi è facoltativa, riducendo addirittura il prezzo dell’immobile fino al 50%. Ne consegue che si tratta di una soluzione che mira alla svendita dell’immobile pignorato. La normativa ha inoltre efficacia retroattiva. Quindi si applica anche a tutti i pignoramenti immobiliari (anteriore alla riforma) ed ancora in corso, e per quelli in cui sono svolti tre esperimenti d’asta, che quindi possono essere “chiusi al ribasso” dal giudice.

Tale procedura dovrà poi durare massimo 6 mesi (art. 591 c.p.c).

La riforma ha inoltre inserito un nuovo articolo, il 590-bis nel cod. proc. civ. che ammette la partecipazione all’asta giudiziaria per conto di terzi. Quindi qualsiasi offerente, comprese le banche possono partecipare all’asta riservandosi, dopo di indicare il nome di un 3^ soggetto, effettivo acquirente. Nello specifico quindi la banca a cui è stato assegnato l’immobile, ha 5 giorni di tempo per indicare il nome di un 3^ a favore del quale deve essere trasferito ed intestato l’immobile (magari una sua società controllata o che fa parte del medesimo gruppo). In pratica può mettersi in atto il seguente meccanismo: la banca, prima finanzia la vendita dell’immobile, poi lo acquista all’asta a un valore dimezzato, attraverso una propria società immobiliare, o direttamente e poi procede a rivenderlo. E nel momento in cui l’immobile acquistato all’asta viene rivenduto entro anno, la banca non ci pagherà l’imposta di registro ( 9% ) ma, solo un’imposta fissa di 200 euro. Una misura che quindi asseconda non poco gli interessi del mondo degli istituti di credito.